Ghilarza

Ghilarza è un paese situato nella provincia di Oristano, all’interno dell’area del Guilcer, dal nome dell’antica curatoria appartenente al Giudicato di Arborea.
Nel territorio comunale sono presenti quattro piccoli villaggi cultuali, detti “novenari”, disseminati nelle campagne circostanti l’abitato e caratterizzati dalla presenza dei muristenes, piccole dimore temporanee abitate dai fedeli durante le novene: San Michele nel mese di maggio, San Giovanni a giugno, Santa Maria di Trempu (in onore di Maria Ausiliatrice) e San Serafino (nel quale si festeggia l’Arcangelo Raffaele) nel mese di ottobre. Oggi vive di terziario, servizi, artigianato e agropastorizia.


Il canto e le confraternite

Le prime attestazioni della presenza di confraternite a Ghilarza risalgono al 1666 e sono riferite alla confraternita del Rosario e di Santa Croce. A partire dalla seconda metà del Settecento sono presenti documenti relativi anche alla confraternita del Santissimo Sacramento. Nel 1874 è stata fondata quella del Sacro Cuore. Negli anni sessanta e settanta del XX secolo queste associazioni vivono fasi di progressivo degrado che porterà al loro scioglimento all’inizio degli anni ottanta. Nel giorno di Corpus Domini del 1996 sono state rifondate le confraternite de s’Orrosòriu (Rosario) e de su Santìssimu (Santissimo Sacramento), mentre nella giornata della Candelora del 1998 è rinata quella de su Coro ‘e Zesus (Sacro Cuore).
A Ghilarza il canto ad accordi armonizzato per quattro parti prende il nome di cuntzertu. Diverse informazioni storiche testimoniano il ruolo fondamentale delle confraternite e de su cuntzertu sia nelle novene rurali e urbane che durante i riti della Settimana Santa e nella messa. Successivamente alla seconda guerra mondiale, e sino alla temporanea scomparsa delle confraternite, i componenti facenti parte de sos cuntzertos, che cantavano nelle diverse funzioni religiose, non erano confratelli. L’ultimo cuntzertu che ha cantato nella Settimana Santa era composto da Tonino Manca (boghe), Pinuccio Pinna (mesu ‘oghe o tipi), Tanino Mele (contra) e Giovanni Antonio Manca (bassu). Con la rifondazione delle confraternite si è stabilizzata l’attuale formazione denominata Cuntzertu sas Cunfrarias, proprio perché quattro dei cinque componenti fanno parte delle tre rifondate confraternite.

Le occasioni di canto
Attualmente il repertorio e le occasioni di canto per su cuntzertu si sono notevolmente ridotti. Il Cuntzertu sas Cunfrarias interpreta alcuni dei canti liturgici e paraliturgici della Settimana Santa, alcune parti dell’Ordinarium Missae per l’accompagnamento delle messe solenni, i gosos per i santi legati alle festività celebrate nell’abitato (San Palmerio, Sant’Isidoro, Sant’Antioco) e nei diversi santuari campestri (San Michele, San Giovanni, Madonna di Trempu, San Serafino).
Come nel passato, il periodo di maggiore impegno per il cuntzertu è quello della Settimana Santa. Nei riti della Domenica delle Palme si cantano l’Hosannail Gloria e i Gosos de sa Domìniga ‘e Pramas (noti con il nome di “un zelante fervore”). Il Giovedì Santo al momento dell’eucaristia della Messa in Coena Domini si esegue S’Invitu Sacru o Anima Isposa Amada, canto con il testo del poeta ghilarzese Bernardino Sotgiu, morto a Pisa nel 1838. Con le sue settantotto strofe, questo canto è una sorta di confessione dell’uomo che rivolge la sua anima a Gesù domandandosi se è veramente degno di ricevere il pane eucaristico, cui segue la risposta di Gesù che esorta l’uomo a pentirsi e a riconciliarsi con il suo prossimo.
Il Venerdì Santo, dopo la funzione de s’Iscravamentu, quando i fedeli baciano il simulacro del Cristo Morto, si eseguono i Gosos de sa Depositzione de Nostru Signore Gesus Cristu, canto noto anche come Tristu e fatale die. La Domenica di Pasqua, alla fine della messa, si cantano i Gosos de sa Resurretzione.
In occasione della novena campestre di San Raffaele Arcangelo, nel santuario di San Serafino, i gosos – chiamati in questo caso crubas – sono eseguiti da formazioni “estemporanee” di cuntzertos. Altre occasioni di canto a cuntzertu sono legate a situazioni, quasi sempre informali, dello stare insieme: cene, feste, incontri tra amici ecc.

Il repertorio e le sue caratteristiche
Il repertorio della tradizione a cuntzertu ghilarzese si può suddividere in due parti: una sacra e l’altra profana. La parte riguardante i canti sacri era la più ricca e articolata. Si eseguivano i canti dell’Ordinarium Missae e i gosos nelle diverse novene. Particolarmente imponente il repertorio della Settimana Santa, durante la quale spesso si alternavano due cuntzertos nello stesso canto, interpretando i dialoghi del testo. La presenza del coro iniziava dal Venerdì di Passione con i canti del Miserere e dello Stabat Mater eseguiti durante la Via Crucis per le vie del paese, e si concludeva la Domenica di Pasqua con sos Gosos de sa Resurretzione. Gli altri canti eseguiti in questo periodo erano: HosannaGloria laus et honorsu PàssiuGesus si licenziat da sa mammaGosos pro sa Domìniga ‘e PramasPange LinguaAnima isposa amadaDiàlogu tra Gesus e su peccadore, Diàlogu tra Maria Santissima e VeronicaLamentu de Maria SS. a pes de rughe e i Gosos de sa Depositzione de Nostru Signore Gesus Cristu.
Il repertorio profano del canto a più voci ghilarzese comprendeva su Ballus’Istudiantina, s’Otava trista e su Vocione. In questi ultimi due canti si aggiunge a su cuntzertu una quinta voce denominata sa cuinta.
Le principali caratteristiche del cuntzertu ghilarzese sono la presenza di una mesu ‘oghe (o tipi) particolarmente forte e squillante, e sa boghe che si deve distinguere per il suo personale trazu e la capacità di guidare i cantori. A sa contra è affidato il compito di amalgamare tutte le componenti del coro.

Testo a cura di Paolo Mereu